Concept

 

La tradizione della decorazione ad affresco della città di Treviso è conosciuta da tempo immemore.

In un contesto così ricco di arte e storia, vi è stato, da fine 1800 a fine 1900 , un vivo interesse da parte di uomini sensibili alla valorizzazione, tutela e conoscenza del patrimonio artistico Trevigiano. Grazie all’agire di questi, quali: Bailo, i Botter, Coletti, Mazzotti, Comisso ; abbiamo modo ancor oggi di ammirare angoli di storia recuperati. L’impegno dei Botter nella lotta alla conservazione degli affreschi anche sotto i bombardamenti del 1944, in un clima loro ostile, sono un esempio di grande amore per il patrimonio culturale.

Proprio in virtù di questi straordinari sforzi sono arrivati a noi dei dipinti murali di tutto pregio che, ora , sono quotidianamente compromessi da “l’inesorabile e subdolo progredire del nefasto fenomeno dell’inquinamento che ha già provocato danni irreparabili” (Memi Botter, 1989).

Da questi valori e da queste terre, nasce il progetto Tarvisium Gioiosa, per la salvaguardia del patrimonio culturale materiale ed immateriale.

Oggi basta alzare lo sguardo e si scopre che di quelle belle pitture vive e preziose, ne rimane un ricordo sbiadito e lacerato.

Abbiamo modo attualmente di limitare questo processo distruttivo grazie ad una costante e programmata manutenzione delle opere, studiare processi di intervento rispettosi dell’opera e degli addetti del settore.

Tarvisium Gioiosa è un progetto a lungo termine che mira in primis alla conservazione e messa in sicurezza degli intonaci dipinti, grazie al contributo della comunità , delle istituzioni pubbliche e private.

Il punto focale di questa campagna è lo sviluppo di una mentalità sensibile e coscienziosa riguardo alla tutela dei propri beni artistici , in uno spirito di “mutuo soccorso” collettivo , sentito dalla piccola città di provincia fin ad organismi internazionali. Di pari passo si attueranno campagne corrette e regolari sulle opere in degrado, permettendo di operare in tempi adeguati e con costi contenuti su un maggior numero di palazzi.

Ciò è la chiave fondamentale per arginare un problema in continua crescita, che pesa sul nostro patrimonio culturale.

Le scelte etiche riguardo ad un argomento così delicato devono essere condivise e comprese dalla comunità grazie ad una campagna educativa sulle tecniche, i materiali e le teorie della conservazione storico-artistica. Così si potrà far crescere un “pubblico” consapevole ed attivo, che abbia mente critica, su quanto verrà attuato, permettendo un dialogo costruttivo con i tecnici del settore e le istituzioni.

C’è bisogno di difendere attivamente il nostro patrimonio: di mettere in sicurezza situazioni di degrado irreversibile; proteggere le opere ancora “vive”; di conservare l’esistente; di migliorare l’assetto urbano; di innescare meccanismi che promuovano le buone pratiche; di accrescere le conoscenze del singolo; di diffondere le nostre tradizioni e la nostra storia in materia di conservazione; di essere menti attive e consapevoli .

Tutto ciò lo possiamo rendere efficace grazie ad un meccanismo virtuoso di coinvolgimento e partecipazione di enti pubblici, locali, nazionali ed internazionali, singoli cittadini, associazioni culturali , operatori del settore….. perché tutti siamo chiamati a rispondere in materia di eredità culturale.

Treviso, 16 Giugno 2014